Quando gli "albanesi" eravamo noi, ci linciavano come ladri di posti di lavoro, ci consideravano "non visibilmente negri" nelle sentenze in Alabama, ci accusavano di essere criminali rinfacciandoci di rappresentare quasi la metà dei detenuti stranieri di New York.Quando gli "albanesi" eravamo noi, vendevamo i nostri bambini agli sfuttatori assassini delle vetrerie francesi e agli orchi girovaghi, gestivamo la tratta delle bianche riempiendo di ragazze anche dodicenni i bordelli di tutto il mondo, espatriavamo illegalmente a centinaia di migliaia oltre le Alpi e gli oceani, seminavamo il terrore anarchico ammazzando capi di stato e poveri passanti ed eravamo così sporchi cha a Basilea ci era interdetta la sala d'aspetto di terza classe.Quando gli "albanesi" eravamo noi, era solo ieri.Tanto che in Svizzera pochi anni fa tenevamo ancora trentamila figli nascosti che frequentavano scuole clandestine perchè ai papà non era consentito portarsi dietro la famiglia.Nella ricostruzione di Gian Antonio Stella, ricca di fatti, personaggi, avventure, documenti, aneddoti, storie ignote, ridicole o sconvolgenti, c'è finalmente l'altra faccia della grande emigrazione italiana.Quella che meglio dovremmo conoscere proprio per capire, rispettare e amare ancora di più i nostri nonni, padri, madri e sorelle che partirono.Quella che abbiamo rimosso per ricordare solo gli "zii d'America" arricchiti e vincenti. Una scelta fatta per raccontare a noi stessi, in questi anni di confronto con le "orde" di immigrati in Italia e di montante xenofobia, che quando eravamo noi gli immigrati degli altri, eravamo "diversi". Eravamo più amati.Eravamo"migliori".Non è esattamente così.(presentazione del libro "L'orda, quando gli albanesi eravamo noi" di Gian Antonio Stella).
Template by splinder.com