In mattinata sono andato un pò in giro...ho notato qualcosa di nuovo nelle strade, ma sì è domenica.No c'era dell'altro...ops...ci sono..ma guarda un pò ad ogni angolo che va da Fuorigrotta al centro pattuglie di varie forze dell'ordine, tutte con auto e moto nuove fiammanti e con divise tirate a lucido.Cosa è accaduto...non vedevo da tempo tanto fervore di servizio d'ordine,poi ho ricordato:nella nostra città è arrivato il Presidente che ha dato la "scossa".Che durata avrà la scossa,riuscirà a trasmormarsi nel darsi almeno una mossa a partire dal 29 novembre, quando lui, il Presidente sarà andato via da Napoli?Rivedrò le stessa scena di stamattina o si pensa di risolvere il tutto spostando gli autobus degli stranieri anzi extracomunitari come siamo abituati a sentirli chiamare,tra l'altro fra le prime forze lavoro non solo della nostra città, dalla zona portuale alle periferie ghettizzate di Ponticelli in modo che almeno l'immagine sia salva un pò come il cafone d'altri tempi che per andare in città indossava l'abito buono della festa senza però essersi lavato?Signor Presidente la prossima volta improvvisi faccia una gita fai da te e vada in incognito nelle città del belpaese e tocchi con mano quello che lei già sa del resto son passati solo pochi decenni dal...1947,laurea in Giurisprudenza con una tesi di economia politica dal titolo: "Il mancato sviluppo industriale del Mezzogiorno dopo l'unità e la legge speciale per Napoli del 1904"...ricorda?
Da "Siamo solo noi" di Angelo Longoni:"Ma in un posto di lavoro non ci si va per divertirsi, si va per soffrire, per compiere il proprio dovere e per fare dolorosamente carriera.E la carriera non prevede di essere realizzata in un luogo piacevole.Le piacevolezze distraggono e chi si distare non fa l'nteresse dell'azienda e non ha nessuna speranza d'avanzamento."Ecco perchè io sono rimasto dove sono:amo il mio lavoro, il mio lavoro mi diverte, non soffro...chi mi sta intorno mi fa soffrire di noia.
Quando gli "albanesi" eravamo noi, ci linciavano come ladri di posti di lavoro, ci consideravano "non visibilmente negri" nelle sentenze in Alabama, ci accusavano di essere criminali rinfacciandoci di rappresentare quasi la metà dei detenuti stranieri di New York.Quando gli "albanesi" eravamo noi, vendevamo i nostri bambini agli sfuttatori assassini delle vetrerie francesi e agli orchi girovaghi, gestivamo la tratta delle bianche riempiendo di ragazze anche dodicenni i bordelli di tutto il mondo, espatriavamo illegalmente a centinaia di migliaia oltre le Alpi e gli oceani, seminavamo il terrore anarchico ammazzando capi di stato e poveri passanti ed eravamo così sporchi cha a Basilea ci era interdetta la sala d'aspetto di terza classe.Quando gli "albanesi" eravamo noi, era solo ieri.Tanto che in Svizzera pochi anni fa tenevamo ancora trentamila figli nascosti che frequentavano scuole clandestine perchè ai papà non era consentito portarsi dietro la famiglia.Nella ricostruzione di Gian Antonio Stella, ricca di fatti, personaggi, avventure, documenti, aneddoti, storie ignote, ridicole o sconvolgenti, c'è finalmente l'altra faccia della grande emigrazione italiana.Quella che meglio dovremmo conoscere proprio per capire, rispettare e amare ancora di più i nostri nonni, padri, madri e sorelle che partirono.Quella che abbiamo rimosso per ricordare solo gli "zii d'America" arricchiti e vincenti. Una scelta fatta per raccontare a noi stessi, in questi anni di confronto con le "orde" di immigrati in Italia e di montante xenofobia, che quando eravamo noi gli immigrati degli altri, eravamo "diversi". Eravamo più amati.Eravamo"migliori".Non è esattamente così.(presentazione del libro "L'orda, quando gli albanesi eravamo noi" di Gian Antonio Stella).
Una volta Spielberg ha detto:"Io ho fatto sedici film, John Ford ne ha fatti centoventi.SarĂ meglio che alzi le chiappe e mi dia una mossa".
Beh, se questo vale per Spielberg, figuriamoci per la Shiffer, se vuole fare l'attrice, deve muovere le chiappe e anche tutto il resto.(Abel Ferrara, regista, nell'intervista pubblicata dal Corriere della Sera un pò di tempo fa)
Giorni fa l'on. Calderoli ha concluso un suo pensiero definendo Napoli una fogna da bonificare.
Egregio onorevole credo che non sia il caso di ricordarle che, purtroppo, grazie alle negligenze dell'uno e dell'altro, di Pinco e Pallino ogni città ha qualcosa da ripulire o da sanare come via Anelli a Padova che mi sa tanto sia una cloaca massima a cielo aperto da...lascio concludere a lei il pensiero visto che è così prolifico di espressioni quando si tratta di sud e immigrati che le danno da vivere.
Anche in questo caso credo sia il risultato di un fruttuoso affare economico che non si voglia bonificare per non interrompere il magna magna imperante e sovrano non solo dalle nostre parti.
Rientro a casa e la grossa auto del preside dell’istituto Caio Sempronio sosta strafottente nell’area condominiale assegnata alla mia piccola utilitaria.
Parcheggio nel luogo destinato alle auto degli ospiti e arrampicandomi sul macchinone lascio sul parabrezza un cartello con su scritto:
“Una delle peculiarità del parco è la libera iniziativa incurante del prossimo…quel che conta è il proprio comodo senza chiedersi: “Darò fastidio a qualcuno?”
Ora mi domando: “Cosa avrebbe fatto lei se, dopo una piacevole giornata a zonzo o una lunga ed estenuante giornata di sano ed onesto lavoro, avesse trovato il SUO POSTO AUTO, assegnatole dal condominio, occupato da un'altra auto?
Nel ringraziarla per la cortese attenzione, voglia essere più rispettoso nei confronti degli altri.”
Quanti studenti irrispettosi o strafottenti avrĂ sospeso oggi il nostro signor preside?
Sarebbe proprio il caso di dirla con Giovenale: quis custodiet ipsos custodes? chi sorveglierĂ i sorveglianti?
Giovedì 9 novembre 2006 mi sono sposato, unico neo...constatare ancora una volta che lo stato non sempre è organizzato a dovere, almeno per quanto concerne l'immagine che poi è il bigletto da visita:alla parete della sala comunale campeggiava ancora la foto del nostro presidente Ciampi che, se la memoria non mi inganna, ha lasciato la carica di capo della repubblica al suo successore Napolitano già da qualche mese.
Forse il fotografo è in ritardo nella consegna delle nuove foto perchè spera in un indulto che gli permetterà di risparmiare qualche euro di tassa...visto i tempi che corrono.
Scusate la presunzione ma da oggi inizio una nuova rubrica:
Straffotenza, certezza dell’impunità , cortesie e piccole clientele, piccole tangentopoli.
Saranno mini storie, episodi di ordinaria indolenza metropolitana che preludono fatti più seri e drammatici di cui poi non dobbiamo meravigliarci né tanto meno sorprenderci.
Solo eliminando le piccole tangentopoli quotidiane dalle nostre abitudini, forse potremo iniziare a vivere nel mondo civile e della buona convivenza sociale.
Ieri sono andato a ritirare il mio abbonamento annuale ai trasporti pubblici.
L’ufficio preposto apre alle 08:30. Intorno alle 08:25 siamo in quattro:io, un giovane e una coppia di pensionati.
Puntuale l’addetto scende la scalinata che porta alla grande vetrata d’ingresso, infila la chiave nella toppa del cancello blu dell’entrata e ci avviamo all’ingresso degli uffici.
Io e la coppia di pensionati ci ritroviamo davanti all’ufficio abbonamenti dell’azienda trasporti e con nostra grande meraviglia notiamo la presenza di una persona già in attesa e, cosa ancora più sorprendente, di un’altra già all’interno che sta ultimando le sue pratiche.
Con dubbio amletico ci chiediamo avranno dormito sulle panche della municipalità o saranno entrati inosservati dall’ingresso riservato agli impiegati?
Mentre altre ipotesi del tipo saranno amici dell’impiegata, del custode, etc. fanno il loro ingresso, si avvicina un tutore dell’ordine cittadino a cui rivolgo la testuale domanda:
“Buongiorno, chiedo scusa l’ufficio è aperto al pubblico dalle ore 08:30 e siamo entrati tutti dopo che il custode ce l’ha permesso avendo lui stesso concesso ai cancelli di dischiudersi, mi potrebbe spiegare l’arcano della presenza di queste due persone all’interno dell’edificio ancor prima dell’orario consentito?”
Risposta: “Si faccia dare spiegazioni all’arcano dalla responsabile nella stanza…o vulit sape a me ca mo mo so vnuto”.
Alla prossima.
Template by splinder.com